• sesaccia

CRONACHE DAI CORSI DELL'O.D.G.. Capitolo II.


Oggi, nella “splendida cornice” del circolo equestre Cere prendete-la-brochure-illustrativa-quando-uscite, si susseguono amministratori pubblici e giornalisti per trattare il tema dell’enogastronomia reggiana. Sorvolo sui primi per arrivare alla Lectio più attesa dell’intera giornata, quella del direttore del “giornale più letto di Reggio” che fa lo stesso mestiere di quello di prima anche se sembra un altro lavoro (e il concetto è meglio reso dal dialetto “l’è un eter lavor”).

Si spengono le luci.

Lunghi secondi di silenzio.

Il pathos è già alle stelle.

Sullo schermo (nemmeno a tutto schermo, ma vabbè) appare “Il mangiafagioli” di Annibale Carracci.

Altro silenzio. Segue una lunga, teatrale presentazione di tutti gli elementi del quadro, scandita da sapienti pause pregne di tensione. Climax livello 1.

I fagioli!

(Digressione sul fagiolo del quadro, che scopriamo essere il “fagiolo coll’occhio” o “dall’occhio”. Impariamo parimenti che il “fagiolo coll’occhio” era l’unico fagiolo conosciuto in Europa prima della scoperta dell’America. Breve approfondimento su altri tipi di fagioli che oggi consumiamo grazie agli improvvidi calcoli geografici di un certo Cristoforo Colombo e sulla ricetta della pasta e fagioli, piatto tipico dell’alimentazione del tempo. Per gli appassionati, qualche ricetta sui fagioli coll’occhio o dall’occhio qui: https://www.lacucinaitaliana.it/…/in-pr…/fagioli-collocchio/)

I cipollotti!

(Digressione sulle qualità organolettiche dei cipollotti e approfondimento sulla dieta contadina in epoca estense)

Il pane!

Pausa estatica. Climax livello 2.

Il Lambrusco!

(Digressione sul Lambrusco contadino “stanco, torbido, dissetante”, che non assomiglia a quello a cui siamo abituati oggi… ecc ecc… Qui ammetto che ho perso un po’ il filo, mi scuso coi lettori.)

La platea è tesa e protesa. Stiamo arrivando al clou. Quindiciventi secondi di silenzio. Il pubblico si protende ancor più, ormai formiamo un'unica onda di schiene arcuate verso il palco. Climax livello 3.


L’ E R B A Z Z O N E.

Apice della tensione.



(Qui, mi rendo conto, urge una nota. Perché il direttore-che-fa-lo-stesso-mestiere-ma-sembra-un-altro, ormai è cosa risaputa, ha una grande, bruciante passione per l’erbazzone. Scrive poesie sull’erbazzone, tiene convegni sull’erbazzone, organizza concorsi sull’erbazzone, tiene intere riunioni sull’erbazzone. Perciò capite che, dopo aver magistralmente disorientato la platea con il Carracci, gli Estensi, i fagioli e i cipollotti, l’arrivo dell’erbazzone è stato come veder spuntare il Papa dalla finestra di San Pietro la domenica mattina, o la sposa dalla navata della chiesa dopo una lunga attesa).


L’ E R B A Z Z O N E.

Ora l'erbazzone è tra noi. Ne sentiamo la presenza, l'odore, la consistenza. Il sapore. L’erbazzone è ora il centro di ogni nostro pensiero.

Silenzio. Silenzio. Silenzio.


R E G G I O E M I L I A È L’ E R B A Z Z O N E.


Le parole scendono lente su di noi. Il fiato sospeso. Il cuore fermo. Poi lo scioglimento. L’epifania.

Applausi scroscianti, lacrime e urla si levano dalla platea, volano reggiseni a santificare l’uomo che ha dato voce e corpo ai nostri pensieri, che ha trovato il coraggio di dire ciò che nessun altro aveva voluto pronunciare così limpidamente. Siamo illuminati, accecati dalla consapevolezza.


SIAMO ERBAZZONE


Forti di questa nuova, vigorosa consapevolezza ora possiamo iniziare a scrivere la storia. Reggio Emilia oggi può ambire a quell'eccellenza che, per secoli, ci è stata negata dai gastrofighettismi dei cugini ricchi di Modena e Parma.


SIAMO ERBAZZONE


Vediamo la luce ora, respiriamo, pensiamo e camminiamo tutti nella stessa direzione, con lo stesso ritmo. I nostri respiri sono un unico respiro.



ERBAZZONE IS THE ANSWER.

Si accendono le luci. Fine.