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Intervista ad Alfonso Borghi

l colore puro, forte, la tela che diventa tridimensionale, le figure che svaniscono in campiture rosse, blu, ocra, mai piatte ma fortemente materiche, corpose: questo il “menù” artistico servito domenica 11 dicembre presso i Chiostri di San Domenico da un rutilante Alfonso Borghi, autore e guida d’eccezione alla sua mostra “La musica del colore”.

La mostra resterà aperta fino all’8 gennaio con questi orari: da martedì a venerdì dalle 16 alle 19; sabato domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16-19; chiuso il lunedì. Il primo gennaio apertura pomeridiana dalle 16 alle 19.

Un’esposizione, quella del pittore di Campegine, che non segue un ordine temporale, piuttosto un’armonia di colori, dai più vivaci, ai più cupi, fino alle tele monocromatiche. Con una cadenza dolcemente emiliana e le mani in continuo movimento, come ad “abbracciare” le tele di grandi dimensioni, Borghi ha così raccontato al pubblico i segreti delle sue creazioni.

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Lei è passato attraverso varie fasi artistiche, dal figurativo, al surrealismo, all'astrattismo per approdare a questi lavori in cui non esiste soggetto se non la materia stessa. Qual è il messaggio che imprime nella tela, al di là della forma prescelta?

«La mia ispirazione nasce da musica e poesia. Seguo il ritmo delle note, o della voce, per creare il tratto, dar forma al colore. Queste ultime opere mi permettono maggior libertà di espressione musicale, tant’è che, in molte di queste tele, io percepisco il ritmo sincopato che dalla musica si è trasmesso al tratto. Il motore di ogni quadro è sempre l’emozione. Per questo, se un lavoro non mi convince del tutto, non mi emoziona, lo rifaccio più e più volte. Non riesco ad iniziarne uno nuovo senza aver concluso il precedente: nei miei quadri cerco la risoluzione, la pace, il manifestarsi della mia libertà”.

La sua più recente produzione è certamente di non immediata comprensione. Come crede ci si dovrebbe accostare ad essa?

«L’arte figurativa è sicuramente più immediata, facile, comprensibile. Eppure è proprio con questa nuova forma, diciamo più libera, che ottengo i maggiori riconoscimenti. Credo che l’importante sia percepire l’emozione impressa nella tela. Cercarne un significato a volte può essere controproducente. Ma è vero che spesso mi sento dire ‘am piasiva piò la roba ed prèma’. Ma va bene così, è giusto che ognuno ‘viva’ il quadro come meglio crede».

Con che colori rappresenterebbe Reggio?

«Con i colori dell’autunno, i miei preferiti: le terre di Siena, il rosso delle foglie della vite, il colore indefinito e indefinibile della nebbia... meraviglioso! Ma anche il giallo, la luce dei campi di grano in estate».

Con che colori rappresenterebbe invece il momento storico nel quale stiamo vivendo?

Alfonso Borghi, senza parlare, si volta e indica un piccolo quadro dai colori molto cupi, opprimenti, l'unico fuori catalogo della mostra. E' del 1998 e si chiama 'Lo spirito del tempo”. Il concetto, a differenza dei tempi, è chiaro...


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